“E a noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo, in Cristo, un solo corpo e un solo spirito (dalla Liturgia Eucaristica)

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

(Domenica, 26 gennaio 1986)
Il Cristo “è un corpo solo” (1 Cor 12, 12), formato di molte membra; un corpo vivo, al quale i battezzati sono associati e uniti in forza di un’anima, di uno spirito, lo Spirito Santo. Questo Spirito Santo attrae ogni uomo nell’unità di una sola esistenza con il Signore; ogni uomo, senza distinzione, “giudei e greci, schiavi e liberi” (1 Cor 12, 13). Ogni battezzato deve considerarsi cellula vivente di questo organismo vivo, sostenuto, unificato dalla forza che promana dal capo, da colui che plasma tutte le membra e le fa sue. Un corpo formato “di molte membra” (1 Cor 12, 14) che vivono in relazione tra di loro e hanno finalità peculiari, come le membra di un essere vivente. Per questa unione ogni cristiano ha un suo rapporto immediato con Cristo, in forza della vita individua che gli è stata data; ma è anche in relazione intima con i fratelli perché in tutto l’organismo non c’è divisione, e le membra hanno cura le une delle altre (cf. 1 Cor 12, 25). Il Corpo mistico di Cristo ha una sua solidarietà: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (cf. 1 Cor 12, 12-26). È alla luce di questa immagine rivelata della Chiesa corpo di Cristo che ogni credente scopre il senso della sua identità e la portata morale delle sue scelte e delle sue azioni. 

La Chiesa, dunque, è come l’ulteriore “sviluppo” del mistero dell’Incarnazione. In essa il Figlio di Dio assume un corpo umano dalla Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo. Nella Chiesa uomini sempre nuovi, per opera dello Spirito Santo, “diventano” il corpo di Cristo. La Chiesa è, così, Gesù reso visibile sulla terra, gli serve da corpo per fare in modo che egli sia presente tra gli uomini, si faccia sentire e vedere da loro, abbia per loro un volto. Nella Chiesa, suo corpo, Cristo non è per noi un evento del passato, ma un essere vivo nel presente. 

Il Concilio Vaticano II ha voluto mettere in singolare risalto questo mistero: “Comunicando il suo Spirito (il Figlio di Dio) fa sì che i suoi fratelli, chiamati da tutte le genti, costituiscano il suo corpo mistico. In quel corpo la vita di Cristo si diffonde nei credenti . . . come tutte le membra del corpo umano, anche se numerose, formano un solo corpo, così i fedeli in Cristo . . . Capo di questo corpo è Cristo . . . tutti i suoi membri devono a lui conformarsi, fino a che Cristo non sia in essi formato . . . Egli, nel suo corpo che è la Chiesa, continuamente dispensa i doni dei ministeri, con i quali, per virtù sua ci aiutiamo vicendevolmente a salvarci, e operando nella carità conforme a verità, noi andiamo in ogni modo crescendo in Colui che è nostro Capo” (Lumen Gentium, 7). 

Essere corpo significa, ancora, essere un’unità nella pluralità. Ogni organismo è costituito da una pluralità di organi, e a ciascuno di loro spetta una peculiare funzione. Per analogia anche la Chiesa è formata da una pluralità di strutture e di persone, tutte tra di loro unite in un unico organismo, ma aventi ciascuna una missione singolare. Nell’unico Signore, come nell’unica Chiesa, ci sono diversi doni e carismi, distinte e molteplici vocazioni, pluralità di ministeri: “Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto . . . Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1 Cor 12, 18. 27). 

Dobbiamo sempre ricordare, con profondo sentimento di responsabilità, che la forza della Chiesa consiste nella chiarezza con cui i suoi membri, sia laici che rivestiti di ministero, riconoscendo i poteri vitali di comunione divina conferiti loro da Cristo mediante l’appartenenza al suo Corpo mistico, sanno essere operosi nella rispettiva comunione della verità e nel servizio sorretto dall’amore.

©️AMRP – a cura di Roberto Mastrantonio (diacono)

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